Giornali e libri tra carta stampata e digitale
Fare una previsione sul futuro anteriore è un’attività alquanto inflazionata. Tutti i giorni veniamo in contatto con previsioni di ogni tipo, soprattutto economico, e i mezzi di informazione non perdono occasione per dirci come vivremo, come staremo, quanto ingrasseremo e come (non) dimagriremo.
C’è poi chi azzarda previsioni al 50 e 50, ovvero in cui potrebbe avverarsi proprio ciò che è stato previsto o esattamente il suo opposto. Di solito queste previsioni si avvaloravano della certezza che, nel caso fossero naufragate, nessuno se ne sarebbe ricordato dopo tanti anni, e nel caso contrario il proprietario dell’ “anticipazione” avrebbe trovato il modo di rinfrescare la memoria a tutto il mondo. Ho usato l’imperfetto perché oggi, con internet, è molto più difficile che qualcuno si dimentichi di qualcosa.
E proprio di internet parlava una previsione di quasi un decennio fa (a mia memoria) che sanciva la morte dei giornali di carta a scapito delle loro versioni online. La data del decesso veniva segnata per il 2020, e c’è ancora tempo perché questa effettivamente avvenga. Eppure oggi, nel pieno del processo che sta sviluppando le piattaforme d’informazione online e decrescendo le vendite della carta stampata, sembra comunque difficile credere che così avverrà.
Prendiamo ad esempio l’affine mercato degli ebook. Tutt’oggi, nonostante la diffusione dilagante che riguarda gli Stati Uniti ed altre nazioni, in Italia i libri digitali non riescono a staccarsi da quell’1% delle vendite generali di libri. A mio avviso non si tratta solo del ritardo che il nostro Paese esprime spesso nei confronti degli Usa: basti pensare alla diffusione dell’iPad e degli altri tablet, di recentissima generazione, che vedono l’Italia come uno dei principali mercati a livello globale.
Forse la differenza è da ricercarsi a livello delle abitudini, denotate dall’affetto tributato a un oggetto che si può toccare, sfogliare, spiegazzare, o conservare maniacalmente intatto nella propria libreria, accanto a tutti gli altri libri letti.
Il target che gli ebook dovrebbero aggredire è quello delle persone che leggono almeno dieci libri all’anno e di più, poiché la forza di questo nuovo mezzo è l’economicità, la possibilità di leggere a prezzo fortemente ridotto le nuove uscite (sgravate dai costi di stampa) e gratuitamente i classici (su cui più non verte il diritto d’autore). Ma proprio questo target mi sembra quello più legato a una “collezione” di oggetti fisici che possono riportare alla memoria tanti ricordi ed esperienze vissute mentre si leggeva un determinato volume.
Chi invece legge pochi libri in un anno, se non solo uno (e si tratta della maggioranza della popolazione italiana), è difficile che venga incentivato all’acquisto di un dispositivo apposito, e nel caso comprasse un tablet potrebbe sempre trattare la possibilità di leggere un ebook come una delle mille funzioni/app a lui inutili e che quindi non userà mai.
Il mercato dell’informazione online sta sicuramente vivendo un momento più felice rispetto a quello dei libri, sfruttando spesso l’abbinamento ad abbonamenti di operatori telefonici e promettendo prezzi eccezionali rispetto a quelli delle edicole.
Molto spesso sentiamo promettere una sempre più vicina data di addio al giornale stampato freneticamente di notte, in modo tale da essere disponibile a sporcare le nostre mani di inchiostro già di prima mattina, ma credo che quell’affetto per gli oggetti materiali che riguarda i libri non smetterà presto di attrarre i lettori anche ai giornali. Oggi nascono testate pensate esclusivamente per internet, o addirittura solo per i tablet. Magari tra dieci anni verranno create riviste pensate solo per essere stampate. La certezza (ecco la mia previsione!) è qualcuno a comprarle ci sarà anche allora.
Fabio Marchionni





