Il cammino di Luca
Intervista a Luca Vullo
Regista, produttore Ondemotive
Intervista a Luca Vullo
Regista, produttore Ondemotive

Con vero piacere re-incontriamo, a distanza di tempo, un amico di Wi-Mee, Luca Vullo, giovane e vulcanico regista siciliano pronto a raccontarci una nuova storia.
Bentornato Luca, ci eravamo lasciati con le tue parole di determinazione e con la tua certezza di essere sul punto di una svolta importante per la tua carriera, riprendiamo il filo da quel punto, verso quali orizzonti ti ha portato il tuo lavoro?
«Ancora non credo di aver raggiunto degli orizzonti, ma di certo arrivano diverse risposte positive e sto cominciando a raccogliere i frutti di un duro lavoro di semina fatto negli scorsi anni».
Da poco è uscito il tuo ultimo lavoro, la docu-fiction intitolata La Voce del corpo, che ha avuto sin da subito un grande successo, ce ne vuoi parlare brevemente?
« Certo.
La voce del corpo è un viaggio all'interno dell'affascinante mondo del linguaggio del corpo del popolo siciliano. Prendendo spunto dalle analisi antropologiche di Giuseppe Pitrè e dai dvd multimediali per imparare le lingue straniere ho realizzato un viaggio didattico che illustra le straordinarie potenzialità del linguaggio dei segni dei siciliani.
Una docu-fiction comica che accompagna lo spettatore dal passato leggendario fino ai nostri giorni in questo divertente percorso gestuale. Per farlo ho lavorato con attori siciliani di grandissime potenzialità: Evelyn Famà, Rosario Petix e Vincenzo Volo, con i quali ci siamo davvero divertiti e il film, oltre alla colonna sonora originale, realizzata da Fabrizio Galante, Enrico Nisati e Pietro Simoncini, è arricchito da alcuni brani di gruppi siciliani di fama mondiale: Agricantus, Tinturia, Ipercussonici.
Il punto di forza del film è certamente la mia famiglia, che è sempre al mio fianco, dall'inizio alla fine mi sostiene sul piano lavorativo in modo efficacissimo».
Bentornato Luca, ci eravamo lasciati con le tue parole di determinazione e con la tua certezza di essere sul punto di una svolta importante per la tua carriera, riprendiamo il filo da quel punto, verso quali orizzonti ti ha portato il tuo lavoro?
«Ancora non credo di aver raggiunto degli orizzonti, ma di certo arrivano diverse risposte positive e sto cominciando a raccogliere i frutti di un duro lavoro di semina fatto negli scorsi anni».
Da poco è uscito il tuo ultimo lavoro, la docu-fiction intitolata La Voce del corpo, che ha avuto sin da subito un grande successo, ce ne vuoi parlare brevemente?
« Certo.
La voce del corpo è un viaggio all'interno dell'affascinante mondo del linguaggio del corpo del popolo siciliano. Prendendo spunto dalle analisi antropologiche di Giuseppe Pitrè e dai dvd multimediali per imparare le lingue straniere ho realizzato un viaggio didattico che illustra le straordinarie potenzialità del linguaggio dei segni dei siciliani.
Una docu-fiction comica che accompagna lo spettatore dal passato leggendario fino ai nostri giorni in questo divertente percorso gestuale. Per farlo ho lavorato con attori siciliani di grandissime potenzialità: Evelyn Famà, Rosario Petix e Vincenzo Volo, con i quali ci siamo davvero divertiti e il film, oltre alla colonna sonora originale, realizzata da Fabrizio Galante, Enrico Nisati e Pietro Simoncini, è arricchito da alcuni brani di gruppi siciliani di fama mondiale: Agricantus, Tinturia, Ipercussonici.
Il punto di forza del film è certamente la mia famiglia, che è sempre al mio fianco, dall'inizio alla fine mi sostiene sul piano lavorativo in modo efficacissimo».

La voce del corpo è un viaggio storico e socio demo etno antropologico, attraverso la gestualità siciliana, alla scoperta del dna di una popolazione che vive su un territorio dal ricco passato, fatto di contaminazioni e stratigrafie diverse. Pensi che il cinema possa e debba tramandare la cultura attraverso la trasposizione cinematografica della conoscenza, seguendo un percorso di ”docere delectando”?
«Penso che potrebbe, sicuramente, essere un ottimo strumento/linguaggio utile a questo scopo».
Hai presentato La voce del corpo anche in alcune università, come hanno risposto i giovani studenti, e i docenti, a questo modo nuovo di affrontare la materia antropologica, secondo la tua personale esperienza?
«Il primo incontro didattico si è tenuto all'Università di Barcellona, con un pubblico misto ed internazionale e di certo è stato per me molto importante. La risposta è stata ottima. La Voce del corpo ha destato curiosità, interesse e non ti nascondo che si sono divertiti molto, le risate erano spontanee e di cuore.
Soprattutto è importante precisare che la proiezione era in lingua italiana e molti degli spettatori non comprendevano l'italiano, ma hanno capito ugualmente il film. Questo prova che il linguaggio universale dei segni funziona».
Un modo di certo più diretto, arcaico e senza barriere di comunicare fra esseri umani, che, come ci testimoni tu, funziona ancora oggi. Comprendersi, dunque, non è poi così difficile ed impossibile.
«Assolutamente si, un modo di comprendersi diretto ed efficace e, perché no, molto divertente. Con questo film voglio dare un’altra prospettiva di sguardo sul popolo siciliano».
La Voce del corpo parla della Sicilia e dei siciliani, racconta il loro modo di comunicare ed è accompagnato dalle musiche di giovani musicisti siciliani, tu sei siciliano: quanto contano le tue radici e il legame con la tua terra?
«Guardando quello che ho realizzato fino ad ora, posso dire che contano moltissimo. La Sicilia e i siciliani sono sempre presenti nei miei film, ma altro aspetto interessante è che io sono per metà calabrese e, adesso, la Calabria diventerà l’altra musa ispiratrice. Le radici contano molto nella creazione e devo dire che l'emozione che riesco a trasmettere a me stesso e agli altri, quando lavoro su temi che parlano della mia terra di origine, è profonda».

Mi piace il tuo legame con le tue radici, la capacità di farne una base di partenza per costruire nuovi percorsi e per cambiare gli stereotipi, attraverso la conoscenza, ovvero ciò che hai fatto con La Voce del corpo. Fare del proprio background una ricchezza è un valore aggiunto che può fare una grande differenza.
Tu sei un vulcano in eruzione e non ti fermi mai, tanti progetti e promozione degli stessi in giro per il mondo, quanto è importante sapere comunicare ciò che si crea?
«È importantissimo!
Credo che la comunicazione stia alla base dello sviluppo di una società. Per un artista che vive di comunicazione sarebbe assurdo non riuscire a trasferire agli altri quello che fa.
Da diversi anni sono affiancato da professionisti del settore che curano l’aspetto comunicativo del mio lavoro con professionalità e attenzione. Dario Adamo e Revolweb, che sostengono la mia comunicazione verso il mondo, sono le persone di mia più grande fiducia. Un team con il quale voglio crescere e continuare a sviluppare un percorso umano e professionale, perché il mio è un lavoro di squadra e io amo lavorare in squadra».
Concordo. Personalmente credo sia l'approccio migliore per ottenere grandi risultati, l’uno sommato ad altri è di certo più ottimale di un semplice singolo.
Dunque quanto contano l’idea, la professionalità, la voglia di fare, le connessioni, una buona squadra, la carica creativa e la famiglia, che per te è un legame importante, per trovare il modo di aggirare la crisi e creare prodotti di qualità?
«Beh cara Barbara, io sono cresciuto a stretto contatto con la crisi e ci convivo da diversi anni, quindi, fondamentalmente per me non è cambiato nulla, anzi, semmai, conoscendo bene la situazione, forse, questo è un momento buono per risalire dalle macerie ».
Concordo con te e mi piace la tua positività. Vedere la crisi come un'opportunità e di certo una carta vincente che pochi, oggi, hanno.
«Ci credo veramente».
Si vede dal tuo lavoro, si legge nelle tue parole e nel tuo entusiasmo.
Il tuo cortometraggio VRT è stato premiato al I’ve seen films Festival 2011 di Milano, un bel riconoscimento per il proprio lavoro. VRT ha un cast di stelle, fra le quali ricordiamo Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli, come sei riuscito a coinvolgere attori di calibro nel tuo progetto, cosa gli ha spinti a credere in un giovane regista?
«A volte bisogna essere determinati e pazzi e io un po’ lo sono.
È stato un incontro a cena non premeditato, dal quale poi, per gioco, è uscita l'idea di fare un cortometraggio insieme e io ho pensato fosse un occasione da prendere al volo.
In 48 ore abbiamo scritto l'idea, in 8 ore, divise in due pomeriggi, l'abbiamo girato a Palermo con una produzione di circa 200,00 euro, Giuseppe Vasapolli ha realizzato la colonna sonora in 3 giorni e in 10 giorni abbiamo sfornato VRT.
Ma è l'approccio sperimentale dell'opera, secondo me, l’aspetto più interessante, perché, mentre io, Roberto Gallà e Rosario Petix abbiamo scritto lo scheletro della storia, ho chiesto agli attori di partecipare attivamente, mettendoci “farina dal proprio sacco” e devo dire che i risultati sono stati sorprendenti.
Considera, poi, che il finale del film lo sapevamo solamente io e Rosario, quindi, gli altri si sono ritrovati a reagire realmente a quello che stava succedendo in modo imprevisto.
Quando ho portato il lavoro finito a Roma, per la visione dietro i camerini di un teatro, il risultato è stato entusiasmante. Sono stati tutti stupiti e piacevolmente colpiti dal prodotto finale».


Questa è la trasposizione concreta del concetto Munariano “da cosa nasce cosa”, la prova tangibile che se si crede veramente in sé stessi e nei propri sogni tutto è possibile, anche in tempi cupi come questi. “Meditate gente, meditate”, aggiungerei.
Oltre a sottolineare che se esiste una buona idea e si propone un percorso di coinvolgimento diretto di tutti gli interessati si crea la determinante per attrarre interesse anche su un’incognita.
Quindi la compartecipazione e l'idea sono per te valori aggiunti giocabili sempre?
«Ovviamente si e l'autostima e il carisma giocano un ruolo importante, naturalmente devi, poi, dimostrare quello che dichiari; e finora devo dire che nessuno può smentire il mio entusiasmo».
Sei sempre in giro per il mondo, con una vita ad alta velocità, dove e come trovi il tempo per pensare a nuovi progetti da realizzare? Qual è il tuo percorso creativo?
«Il mio essere “girovago” è la linfa vitale per la mia creatività, proprio mentre sono in movimento, e sono fortemente stimolato, riesco a pensare a nuovi progetti.
Il mio percorso creativo praticamente non si ferma mai, lavoro sempre con la mente».
Prima di terminare la nostra chiacchierata, augurandoci di poterne fare ancora altre per raccontare dei tuoi successi, se ti va, anticipaci i tuoi progetti in cantiere.
«Sto terminando un lavoro con il carcere minorile di Caltanissetta, che sarà pronto per dicembre; mi sto occupando della diffusione nel mondo del documentario La voce del corpo; sto scrivendo il mio primo lungometraggio; sto facendo due corsi di formazione sul cinema e legalità, all'interno di un progetto POR per le scuole di Agrigento ed Enna; sto pensando al mio nuovo documentario; ho un cortometraggio girato a Roma da montare e tanto altro...ti basta?».
Poliedrico come sempre…
«Senza contare il Lampedusa in festival e altri festival con i quali collaboro, i videoclip, insomma…».
Un fiume in piena, senza sosta.
L’energia che emana Luca è dirompente e catalizzante.
Dinamico, poliedrico, sempre in movimento e carico di entusiasmo che sa trasmettere ai suoi collaboratori e al mondo che lo circonda.
Un altro capitolo di una storia in divenire verso il futuro, che valorizza il proprio passato guardando al presente come un’opportunità per costruire il domani.
In fondo tutto dipende dall’orizzonte che si fissa dal cannocchiale, verso il basso, ad osservare la terra, o verso l’alto, a guardare il cielo.
Oltre a sottolineare che se esiste una buona idea e si propone un percorso di coinvolgimento diretto di tutti gli interessati si crea la determinante per attrarre interesse anche su un’incognita.
Quindi la compartecipazione e l'idea sono per te valori aggiunti giocabili sempre?
«Ovviamente si e l'autostima e il carisma giocano un ruolo importante, naturalmente devi, poi, dimostrare quello che dichiari; e finora devo dire che nessuno può smentire il mio entusiasmo».
Sei sempre in giro per il mondo, con una vita ad alta velocità, dove e come trovi il tempo per pensare a nuovi progetti da realizzare? Qual è il tuo percorso creativo?
«Il mio essere “girovago” è la linfa vitale per la mia creatività, proprio mentre sono in movimento, e sono fortemente stimolato, riesco a pensare a nuovi progetti.
Il mio percorso creativo praticamente non si ferma mai, lavoro sempre con la mente».
Prima di terminare la nostra chiacchierata, augurandoci di poterne fare ancora altre per raccontare dei tuoi successi, se ti va, anticipaci i tuoi progetti in cantiere.
«Sto terminando un lavoro con il carcere minorile di Caltanissetta, che sarà pronto per dicembre; mi sto occupando della diffusione nel mondo del documentario La voce del corpo; sto scrivendo il mio primo lungometraggio; sto facendo due corsi di formazione sul cinema e legalità, all'interno di un progetto POR per le scuole di Agrigento ed Enna; sto pensando al mio nuovo documentario; ho un cortometraggio girato a Roma da montare e tanto altro...ti basta?».
Poliedrico come sempre…
«Senza contare il Lampedusa in festival e altri festival con i quali collaboro, i videoclip, insomma…».
Un fiume in piena, senza sosta.
L’energia che emana Luca è dirompente e catalizzante.
Dinamico, poliedrico, sempre in movimento e carico di entusiasmo che sa trasmettere ai suoi collaboratori e al mondo che lo circonda.
Un altro capitolo di una storia in divenire verso il futuro, che valorizza il proprio passato guardando al presente come un’opportunità per costruire il domani.
In fondo tutto dipende dall’orizzonte che si fissa dal cannocchiale, verso il basso, ad osservare la terra, o verso l’alto, a guardare il cielo.





