Lo spazio salverà manoscritti, incunaboli e libri a stampa antichi
http://www.esa.int/esaCP/SEMHUXAX9WG_Italy_0.html
La necessità di salvaguardare, tramandare e rendere accessibili le fonti cartacee è da sempre un bisogno e un problema aperto per chi si occupa di custodire e tramettere il sapere antico e contemporaneo, che sarà nel futuro anch’esso passato.
La delicatezza dei testi antichi, l’attenzione alla loro conservazione e alla loro tutela sono atti concreti che le biblioteche si accingono a fare ogni giorno, così come cercare di dare voce alle richieste di accesso a questi beni preziosi, per studio e conoscenza. A questi si aggiunge il dovere di far circolare i contenuti di questi beni dell’umanità ad un più vasto e possibile pubblico, anche attraverso altri sistemi di accesso.
Per evitare la consultazione diretta e libera di libri preziosi e irrepetibili si è dovuto adottare tecniche diverse per garantirne una maggiore fruizione, dalla trascrizione delle fonti, ai microfilm sino ad arrivare alla scansione.
Anche un passaggio a scansione, però, può danneggiare i volumi, così come non fornire un’immagine esaustiva e chiara tale da sopperire alla verifica autoptica della pagina da parte degli studiosi.
Infine rimane aperta una dolorosa questione, la trasmissione dei dati digitali nello spazio e nel tempo, la loro conservazione e la loro “accessibilità” per le generazioni future.
Su queste basi si muovono ricercatori ed equipe scientifiche per dare visibilità massima ai contenuti e garantire la massima sicurezza della “memoria” dei nuovi mezzi digitali ai posteri.
Così la Biblioteca Vaticana, straordinaria collezione di volumi che non ha bisogno di nessuna presentazione, ha deciso di avviare un progetto innovativo in collaborazione con l’ESA Italia (European Space Agency) per salvare copie digitali dei preziosismi reperti librari posseduti e assicurarsi la garanzia di un formato compatibile nel futuro, senza problemi di lettura e di decodifica.
Può apparire strano che una biblioteca si rivolga proprio ad un’agenzia spaziale per un problema tecnicamente culturale, eppure un buon motivo c’è.
Il formato di archiviazione utilizzato dall’ESA per salvaguardare i suoi dati scientifici, ossia il formato “FITS”, permette di salvare i dati assicurandosi che siano sempre leggibili anche nel futuro, perché FITS contiene un testo stringa con tutte le informazioni di codifica dati nel file stesso; indi, indipendentemente dalle variazioni, migliorie e mutamenti dei sistemi informatici futuri, un file in formato FITS sarà sempre leggibile da un pc e dai nuovi programmi.
Questo significa elaborare un solo progetto di scansione della documentazione antica, una sola volta, con salvataggio nel formato FITS per garantirsi la sicurezza dell’accessibilità per il futuro, senza limitazioni (almeno così assicura l’ETA).
Aprendo, poi, di fatto la trasmissione della cultura nel tempo, senza danneggiare ulteriormente i preziosi volumi, e nello spazio, dando a tutti l’opportunità di visionare almeno i file.
Oltre a ciò il sistema di scansione in formato FITS garantisce un’assoluta chiarezza dell’immagine con correzione automatica della stessa in modo che risulti piatta, molto più facile da leggere e soprattutto senza avere a vista le pieghe delle pagine dovute alla scansione.
Eureka! Se il progetto pilota funziona, potrebbe essere una soluzione ottimale per il futuro, ovviamente tutto dipende dai costi, certo, ma l’idea di un lavoro unico di digitalizzazione in un formato che duri per sempre è di certo, a conti fatti, un bel risparmio e un grande slancio all’accessibilità delle fonti.
Per sapere in dettaglio cos’è uno standard FITS http://www.lswn.it/astronomia/articoli/softwares_astronomici_open_source




